home  | mail                                                                                                                        Anno II, Agosto 2006

 

CORTE DI CASSAZIONE; sezione I civile; sentenza 18 agosto 2006, n. 18187; Pres. LUCCIOLI; Est. SPAGNA MUSSO, P.M. GOLIA (concl. diff.), P. (Avv. RIZZO, BERNARDINI DE PACE) c. C. (Avv. GALIZIA DANOVI, MORGESE). Cassa App. Lecce 27 aprile 2002.

 

Separazione personale – Affidamento dei figli ad entrambi i genitori (cd. condiviso) – Obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento della prole – Sussistenza (Cod. civ., art. 155, nuova formulazione; l. 1 dicembre 1970, n. 898, disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio, art. 6).

Separazione personale – Modifica delle condizioni riguardanti l’affidamento ed il mantenimento dei figli – Provvedimenti emessi dalla Corte d’appello – Ricorso straordinario per Cassazione – Ammissibilità (Cost., art. 111; cod. proc. civ., art. 710).

 

«L’affidamento condiviso è istituto che, per le sue finalità riguardanti l’interesse del minore dal punto di vista del suo sereno sviluppo, del suo equilibrio psico-fisico (anche in considerazione di situazioni socio-ambientali) e del perpetuarsi dello schema educativo già sperimentato durante il matrimonio, non può certo far venir meno l’obbligo patrimoniale di uno dei genitori a contribuire al mantenimento dei figli, mediante la corresponsione di un assegno a favore del genitore con il quale gli stessi convivono» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

«In tema di ricorribilità per cassazione, ex art. 111 Cost., dei provvedimenti resi in sede di modifica delle condizioni di separazione (o di divorzio), riguardanti l’affidamento e i rapporti con il genitore non affidatario (oltre che il mantenimento dei figli) ex art. 155 c.c., e pronunciati in sede di reclamo, l’applicazione delle forme camerali, pur non rendendo più proponibile il ricorso ordinario ex art. 360 c.p.c. (precluso dall’art. 739, co. 3, c.p.c.), non incide sulla natura contenziosa del procedimento (che si svolge nel contraddittorio delle parti e si conclude con un decreto che ha natura sostanziale di sentenza); ne consegue che detti provvedimenti, riguardanti i rapporti con i figli ed emanati ai sensi di detto art. 155 c.c., hanno natura decisoria e definitiva, senza che tali aspetti, da riferire alla situazione esistente al momento della decisione, vengano meno per essere gli stessi suscettibili di revisione in ogni tempo» (massima affidamentocondiviso.it) (2)

 

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(1) Nella specie, in applicazione del riferito principio di diritto, la S.C. cassava la sentenza impugnata nella parte in cui, attribuendo all'affidamento congiunto delle figlie minori (consensualmente adottato dai coniugi) una valenza patrimoniale e prescindendo dalla considerazione che lo stesso, fondato sull’esclusivo interesse del minore, attiene solo ed esclusivamente alla sua qualità di vita, aveva rigettato la domanda di assegno di mantenimento a favore della prole, proposta dalla moglie.

Segnatamente, la Corte territoriale aveva statuito che l’affidamento congiunto comporta che l’onere di provvedere a tutti i bisogni delle figlie minori debba continuare a gravare paritariamente su entrambi i genitori; al riguardo si precisa che il pari contributo non va inteso come misura della quota di concorso agli oneri, ma come concorrente dovere, che trova la sua fonte primaria nell’art. 30 Cost. e che impone a ciascun coniuge di far fronte alle suindicate esigenze dei figli: il che costituisce l’effetto necessario dell’affidamento congiunto (così nella motivazione del decreto impugnato).

Con la pronuncia in rassegna, la S.C. rilevava che:

a) l’affidamento congiunto (oggi condiviso) attiene all’interesse “esistenziale” dei figli;

b) la corresponsione dell’assegno di mantenimento attiene, viceversa, alla cd. “assistenza materiale” dei figli, nel senso esattamente che, stante la sua natura patrimoniale-assistenziale, è finalizzato a sostenere le spese necessarie per consentire le attività dirette allo sviluppo psico-fisico della prole;

c) l’affidamento congiunto (oggi condiviso) non può comportare, necessariamente e quale conseguenza “automatica”, l’obbligo per ciascun genitore di provvedere “in via diretta” al mantenimento dei figli.           

La sentenza n. 18187/2006 è di particolare interesse perché detta un principio di diritto fondamentale al fine di interpretare, ed applicare, correttamente le disposizioni introdotte dalla legge n. 54/2006, nel senso esattamente che, anche a seguito dell’entrata in vigore della legge sull’affidamento condiviso, il modo ordinario con cui un genitore dovrà contribuire al mantenimento dei figli minori sarà quello indiretto, mediante corresponsione di un “assegno periodico” in favore dell’altro genitore con il quale gli stessi convivono stabilmente.

Sul punto, cfr. PADALINO, L’affidamento condiviso dei figli, Torino, 2006, p. 60, secondo cui, in ordine al modo di contribuzione al mantenimento dei figli, «nulla è cambiato rispetto alla disciplina abrogata». Contra, de FILIPPIS, Affidamento condiviso dei figli nella separazione e nel divorzio, Padova, 2006, p. 106.

 

(2) Nella specie, in applicazione del riferito principio di diritto, la S.C. disattendeva la tesi sostenuta dal resistente, il quale aveva eccepito l’inammissibilità del ricorso principale sul rilievo che i provvedimenti che riguardano i figli, di cui all’art. 155 c.c., sono privi del carattere di definitività e, per l’effetto, non possono essere oggetto di ricorso straordinario per Cassazione, ex art. 111 Cost..

In senso contrario, la S.C. dichiarava di aderire al più recente, ma, al tempo stesso, già consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità favorevole all’ammissibilità del ricorso straordinario per Cassazione, rilevando, peraltro, che non trova alcuna giustificazione la più datata affermazione giurisprudenziale che distingue tra provvedimenti di separazione riguardanti i coniugi e provvedimenti di separazione riguardanti i figli (pag. 4 della sentenza)

Per la giurisprudenza citata dalla pronuncia in esame, vedi Cass. 4 febbraio 2005, n. 2348, in Foro it., Rep. 2005, voce Separazione di coniugi, n. 7, secondo cui «Il decreto pronunciato dalla corte d’appello in sede di reclamo avverso il provvedimento del tribunale in materia di modifica delle condizioni della separazione dei coniugi concernenti il mantenimento dei figli è ricorribile per cassazione ai sensi dell’art. 111 cost., avuto riguardo alla natura sostanziale di sentenza riconoscibile a siffatto decreto, in quanto incidente su diritti soggettivi, emesso a conclusione di un procedimento contenzioso, e pertanto caratterizzato dagli elementi della decisorietà e definitività, a prescindere dalla suscettibilità dello stesso ad essere oggetto di revisione in ogni tempo, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 155 c.c.»; nonché Cass. 30 dicembre 2004, n. 24265, in Foro it., 2005, I, c. 2425, secondo cui «Il decreto pronunciato dalla corte d’appello in sede di reclamo avverso il provvedimento del tribunale in materia di modifica delle condizioni della separazione dei coniugi concernenti il mantenimento dei figli, l’affidamento ed i rapporti con il genitore non affidatario è ricorribile per cassazione, ai sensi dell’art. 111 cost., in quanto la decisione della domanda con le forme del procedimento camerale fa escludere l’ammissibilità del ricorso ordinario (art. 360 c.p.c.), ma non incide sulla natura contenziosa del procedimento, che ha ad oggetto diritti soggettivi ed è definito con un decreto che, nonostante sia modificabile in ogni tempo, ha natura sostanziale di sentenza e carattere decisorio e definitivo, dato che la definitività va riferita alla situazione esistente alla data della decisione».

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